Purtroppo le modalità di partecipazione alla grande festa di lettura collettiva, per noi italiani, si arenano su uno scoglio ostico e difficilmente aggirabile. La Società Italiana Autori ed Editori (S.I.A.E.) deve aver diramato una circolare interna chiedendo di intensificare i controlli territorio per territorio su tutte quelle attività che ospitano piccole manifestazioni culturali, agendo a tutela del diritto d’autore (sic) nel modo classico in cui opera, vale a dire chiedendo la corresponsione di una quota in denaro per il solo fatto di leggere un’opera letteraria in luogo pubblico. A suo tempo abbiamo svolto qualche indagine per capirne di più, i cui esiti possono essere riassunti per sommi capi come segue. 

In tutto il mondo in cui è codificato il diritto d’autore come copyright gli editori si affidano alle Copyright Collecting Societies (Società di raccolta dei diritti d’autore), le quali sono riconosciute secondo diritto internazionale e dalle normative nazionali come intermediari tra detentori diritto associati e utilizzatori. Mediante l’iscrizione di autore, editore o distributore alle suddette si delega l’esercizio di tutela per diverse utilizzazioni alla CCS. S.I.A.E. è la principale società italiana, nonché l’unica che eserciti tutela su ogni opera non di arti performative o cinematografiche: letteratura, arti figurative e musicali sono tutte di dominio, purché autori ed editori siano iscritti alla società. Chiunque volesse utilizzare un’opera tutelata per riproduzione, elaborazione o adattamento per una manifestazione pubblica può ottenerne licenza previa tariffazione di S.I.A.E., che corrisponde parte della tariffa ai detentori diritto e parte trattiene. S.I.A.E. non opera solo su autori ed editori italiani, specialmente in ambito comunitario europeo (ma non solo) esistono rapporti di reciprocità tra CCS per cui una fa le veci della reciproca estera nello stato di competenza.

Una prima anomalia tutta Italiana si può notare nelle aree di competenza, in genere in Europa non solo esistono società diverse per diverse arti, ma anche più società nel solo campo editoriale, varietà che permette una netta separazione tra una società specializzata privata e un ruolo pubblico, nonché competizione nel settore. S.I.A.E. è invece Ente Pubblico Economico sotto il diretto controllo dei Ministeri dei Beni Culturali e dell’Economia. La società è soprattutto nota per le licenze che esige sull’esecuzione di musica dal vivo, riproduzione multimediale d’accompagnamento e perfino sulla “musica d’ambiente“, che presumibilmente costituiscono la maggior parte delle tariffe (l’impostazione del sito è molto eloquente). Un’altra categoria che ci ha spesso a che fare sono le compagnie teatrali, ma la separazione è così marcata che arti figurative e letterarie sono raggruppate in una sezione, OLAF appunto, Opere Lett. e Art. Fig. .

Naturalmente le CCS sono garanti di un sacrosanto diritto dell’autore, quello di venire tutelato e remunerato per utilizzazioni delle sue opere altrimenti non autorizzate. Tra queste rientra anche il public performance right (diritto d’esecuzione in pubblico) che vale anche per opere letterarie pubblicate da editori iscritti. Una rappresentazione teatrale di un’opera tutelata i cui diritti non sono decaduti è soggetta a questa regolamentazione. Così è anche ogni altra recitazione, compresa la “lettura in pubblico” che S.I.A.E. classifica tra i Piccoli Diritti Letterari. Se però ovunque eventi a pagamento che includono letture pubbliche sono soggette a riscossione, è disciplinata secondo leggi nazionali la tutela per eventi gratuiti. L’interpretazione di S.I.A.E. è da sempre la tariffazione anche di manifestazioni pubbliche gratuite, soltanto con il Decreto Cultura approvato nell’ottobre 2014 limitata ad attività a scopo di lucro: grazie a DL 83, manifestazioni in biblioteche, musei e archivi sono esentati.

Il nodo cruciale in Italia è la sede della lettura pubblica: un locale o una libreria che ospitino tale manifestazione gratuita ne possono comunque trarre un beneficio economico e, a prescindere che non sia la manifestazione ma l’attività (una consumazione al banco, un libro acquistato) a generare un profitto e che la promozione sia anzitutto un beneficio per i detentori diritto o meno, va applicata una tariffa minima cui si aggiungono calcoli su capienza, affluenza e incasso. Va rimarcato che un’interpretazione così stringente è tutta italiana, ci siamo confrontati con i gruppi d’interesse di Tolkien in tutta Europa e il coordinamento della Tolkien Society per scoprire che dal 2003 il problema è emerso per la prima volta in assoluto qui da noi nel 2016. Qualcuno ha perfino consultato i legali tra i propri iscritti per capire se il rischio è effettivo anche altrove, senza concludere altro da una vaga ammissione, un rischio con minimo potenziale che non si è mai verificato. L’interpretazione internazionale è che in genere un evento gratuito con letture pubbliche, ovunque effettuate, non richieda licenza dietro pagamento.

Leggi il resoconto dell’odissea del 2016 su questa pagina.

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